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Materiali intelligenti, un circolo virtuoso di idee

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Spesso i docenti utilizzano il termine progetto, ma quale significato ha oggi assunto in ambito scolastico? in cosa consiste la progettazione? visto l'ampio uso che se ne fa, anche nella la nostra scuola, approfondire alcuni dei suoi aspetti è certamente utile.

Proprio da un'esperienza-progetto, svolta nell'anno scolastico 2016-17 alla primaria Damiani, nascono le riflessioni dell'insegnante Miriam Innocenti, la quale ha gentilmente accolto la mia richiesta di esporle nell'articolo riportato qui di seguito.

Non nascondo che mi piacerebbe poter presentare sulle pagine web del nostro istituto altri interventi di nostri docenti e sono convinto che molti avrebbero cose interessanti da scrivere nel campo dell'educazione, spero quindi che a questo scritto ne seguano altri.

Approfitto di questa occasione per augurare agli alunni e ai docenti della Damiani un anno scolastico ricco di soddisfazioni.

Il Dirigente scolastico

Marco Vaninetti

… Un progetto è “un andare attento, rispettoso di ciò che avviene e si incontra strada facendo: perché un progetto si fa mentre si va.” (Monica Guerra)

Un progetto nato con lo scopo di valorizzare la creatività nel riuso di materiale di scarto diventa una fucina di idee, un circolo virtuoso anche a favore della comunità scolastica: si tratta dell'esperienza "Materiali Intelligenti", che i bambini di classe 4^ con le loro insegnanti hanno avuto modo di intraprendere nel corso di questo anno scolastico. Il progetto aveva lo scopo di far esplorare, conoscere i materiali, in particolare quelli di scarto domestico, cogliere le loro caratteristiche e potenzialità in situazioni di gioco e di sperimentazione con l’aiuto della fantasia, promuovendo nei bambini un’educazione al riciclo in un’ottica di sostenibilità ambientale. Stoffe, bottiglie, contenitori di plastica, carta e cartone, lattine, vetro, e tanto altro ancora sono diventati, da oggetti di rifiuto, ricchezze nelle mani di bambini ed adulti, sollecitando differenti esperienze didattiche e potenzialità formative1: sono stati utilizzati in scienze per studiare la materia e le sue proprietà, incrociando questioni matematiche e fisiche, trattando di forme e dimensioni, di corpi solidi e liquidi; in italiano per costruire storie immaginarie e fantastiche; in arte e in tecnologia per dar vita a originali e piccole invenzioni. Gli esperti del Museo di Storia Naturale di Morbegno hanno potuto inoltre sviluppare ed arricchire le riflessioni che via via si andavano delineando con il loro contributo.

Il percorso si è concluso con l’allestimento di una piccola mostra durante la Settimana europea per la riduzione dei rifiuti (SERR) svoltasi nella città di Morbegno dal 20 al 27 novembre 2016. Tale manifestazione si è rivelata per i bambini un’occasione per presentare all’esterno della scuola il lavoro svolto e raccontare come cianfrusaglie, scarti casalinghi o esuberi di magazzino possano essere riutilizzati in modo alternativo e divertente, trasformandosi in preziose risorse creative.

Ma, ricordando un libro di Bruno Munari, Da cosa nasce cosa2: questo progetto ha aperto una nuova pista di lavoro, raccogliendo una domanda di una bambina, diventata poi una richiesta di classe: “Perché nella nostra Scuola non ci sono i raccoglitori per la raccolta differenziata?”. Se progettare significa riconoscere ai bambini competenze, ruoli e spazi e costruire con loro conoscenza e cultura, tale domanda non poteva non essere ascoltata ed accolta dall’adulto. In questo lavoro l’apprendimento diventa apprendimento condiviso, dove ciascuno, adulto e bambino, possa imparare, scoprire, conoscere, ricercare, ragionare insieme su ciò che accade. Un passo dopo l’altro, un’idea che si aggiunge ad un’altra idea, un’azione che si compone di altre microazioni, un imprevisto che diventa una nuova opportunità, tutto ciò fa sì che la progettazione si traduca in un andare lento ed attento: dalla domanda iniziale nata in un momento di conversazione in classe, alla lettera scritta al Dirigente scolastico con una richiesta formale, fino al coinvolgimento della ditta Ghelfi ondulati che ha creduto in questa idea e l’ha resa concretamente possibile.

I bambini hanno messo in campo indagini artistico - espressive, matematiche, linguistiche e sociali nel provare a pensare a dei prototipi di raccoglitori con esperienze di misurazione, nella realizzazione di modelli geometrici e rappresentazioni grafiche, nell’invenzione di testi, didascalie o fumetti, con il lavoro in piccoli gruppi e momenti di discussione. Bambini competenti, come direbbe Loris Malaguzzi, curiosi e dinamici, ed adulti attenti e appassionati a loro volta a ciò che i bambini dicono e fanno, hanno lavorato in stretta sinergia e collaborazione. Gli adulti hanno cercato di sostenere un pensiero, un’intuizione, aiutando i bambini a trovare dentro se stessi la capacità di immaginare e poi di creare qualcosa, fornendo loro naturalmente anche strumenti interpretativi concreti della realtà che ci circonda. A questo proposito è stato prezioso e fondamentale il legame fra scuola e territorio, che ha permesso ai bambini di conoscere un’attività industriale, dialogare con essa e seguire le diverse fasi che hanno portato alla realizzazione del loro progetto, dando un significato alle loro azioni.

La scuola dovrebbe privilegiare una formazione culturale critica più ampia possibile e porsi come snodo di un sistema di esperienze che si svolgono dentro la scuola, a partire dalla scuola, in relazione con la scuola ed oltre la scuola. In questo senso la scuola può e dovrebbe essere anche fuori3, promuovere occasioni di dialogo, di scambio con Enti, aziende, famiglie, persone, contribuendo pertanto a recuperare il senso di appartenenza al territorio e di Comunità: una scuola di ciascuno e di tutti.

Miriam Innocenti

1 Guerra M., Guerra M., Materiali non convenzionali a scuola: esperienze didattiche e potenzialità formative, in Reladei, Vol. 2(1), 2013.

2 Munari B., Da cosa nasce cosa. Appunti per una metodologia progettuale, Edizioni Laterza, Roma-Bari, 1981.

3 Guerra M., Fuori. Suggestioni nell'incontro tra educazione e natura, Franco Angeli, 2015.

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