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Marco Erba ai ragazzi della Secondaria: siete una meraviglia; non buttatevi via con scelte superficiali.

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Sabato 24 febbraio Marco Erba è tornato alla scuola media Damiani per incontrare gli studenti di terza media. Il pretesto era quello di parlare del suo libro, Fra me e te, ma il discorso si è subito ampliato su argomenti cari allo scrittore e importanti per i ragazzi.

Un pubblico attentissimo ha posto a Marco Erba domande curiose e interessanti, che sono diventate per l’intervistato occasione per parlarci della sua vita familiare, scolastica, dei suoi progetti futuri, di quel che pensa del mondo degli adolescenti.

Alla domanda se si consideri più uno scrittore o un professore, Marco ha risposto che se non fosse innanzitutto un insegnante, non potrebbe conoscere così bene l’affascinante mondo dell’adolescenza, dove trova materiale per le sue storie, dove ogni alunno gli trasmette una parte di sé e, attraverso di loro, ha la possibilità di vivere ogni anno decine di vite diverse. Marco è un docente appassionato, che ama l’insegnamento. Le esperienze che lo hanno spinto ad intraprendere questa carriera sono state, durante l’infanzia la lettura serale quotidiana di una fiaba da parte del padre e, in terza media, l’ascolto del suo insegnante di lettere che ha letto in classe il “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”, di Leopardi. Pur non avendo compreso, allora, il senso profondo del canto, aveva già compreso quanto la parola possa essere potente, con la sua capacità di evocare mondi e sentimenti nella mente del lettore. È stato proprio allora che ha deciso di fare di questo potere una professione.

Si è parlato di bullismo, e lo scrittore ha sottolineato come i bulli siano in realtà una minoranza tra gli adolescenti, una minoranza che purtroppo fa più notizia della maggioranza silenziosa. Anche per i bulli però ha avuto parole di speranza: chi si butta via ha tanto amore dentro, ma non ha nessuno che lo aiuti a renderlo visibile. Ha inoltre invitato i ragazzi a non chiudersi dietro ad etichette preconfezionate, a non accettare i pregiudizi di qualunque sorta, a sospendere il giudizio dandosi il tempo di conoscere veramente la persona che hanno davanti.

Ha spiegato il significato del titolo del romanzo: fra me e te, una frase in apparenza banale, che però racchiude il percorso circolare del libro. All’inizio viene usata dal protagonista come un muro (“fra me e te c’è un abisso”), mentre a conclusione del percorso di formazione di uno dei suoi protagonisti, diventa una frase sussurrata in segreto per indicare l’invisibile ponte che unisce due esistenze in apparenza diversissime.

Si è toccato il tema della sofferenza, temuta ed evitata, ma allo stesso tempo necessaria. Secondo Erba essa è sì una ferita, ma se invece di richiudersi su ste stessa si apre, diventa un solco dentro il quale può fiorire qualcosa di meraviglioso.

Ha citato Seneca (filosofo romano del I secolo d.C.), che scrisse che l’uomo, a differenza delle bestie, è stato creato eretto, con lo sguardo in avanti e il collo articolato in modo da potersi guardare in giro e, soprattutto, in alto, per poter guardare le stelle e chiedersi il senso della vita. Leggere un libro, entrare in una storia, vivere la vita di qualcun altro, ci aiuta proprio a trovare risposte a questo interrogativo fondamentale. Cosa che non accade quando utilizziamo lo smartphone, che ci tiene tutti chiusi in noi stessi con il capo chino e lo sguardo lontano dalle stelle.

Ha sottolineato come l’adolescenza abbia tratti comuni attraverso i secoli. Questo è tanto vero che anche oggi i giovani possono riconoscere nei versi di Catullo (poeta latino vissuto nel I secolo A.C.) o in quelli di Leopardi i turbamenti dei loro cuori, e possono trovare nelle loro parole la voce che non riescono a dare ai loro aggrovigliati sentimenti, riconoscendone una universalità difficile da immaginare in un mondo ripiegato sui dispositivi elettronici.

Sollecitato dalle domande del pubblico, ha parlato infine del suo secondo libro, di imminente  uscita, dal titolo “Quando mi riconoscerai”: una storia che procede su due piani narrativi paralleli, mettendo a confronto giovani vissuti a 50 anni di distanza, appartenenti a due epoche diverse, quella del ventennio fascista e quella odierna, con gli eventi della grande storia sullo sfondo: la dittatura, la guerra, la disastrosa campagna di Russia, la Resistenza. Una storia che siamo tutti impazienti di conoscere.

In conclusione, un invito leopardiano a tutti i “garzoncelli scherzosi”: godetevi questa vostra età fiorita: l’adolescenza è affascinante in ogni sua manifestazione, perché è un’età tremenda e magnifica allo stesso tempo!

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